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“Non ti amo più, amore”
Il nuovo album dell’electro band, per la prima volta in italiano, dal 25 settembre 2012 in CD e tutti gli store digitali da New Model Label
 
Secondo album per gli Strip in Midi Side, formazione proveniente dalla provincia di Salerno, che per la prima volta si esrpime con testi in italiano.
“Non ti amo più, amore” è un grido di rabbia su base elettro-rock, testi politici e ritmi da dancefloor, melodie pop ed atmosfere gliaciali new wave. Un ritratto crudo e tagliente di questi tempi, dei loro contrasti e delle loro contraddizioni, e ce n’è davvero per tutti: dai social network alla speculazione finanziaria, dagli scandali sessuali alle agenzie di rating, e poi ancora, precarietà, manipolazione, resistenza, consumismo, amore, con rabbia e disillusione, ma soprattutto con ironia, strumento di sopravvivenza indispensabile.
 
Direzione Strategica Strip in Midi Side: giotto (decostruzione) / masks (depistaggio) / akrid (destabilizzazione) / amon (sabotaggio).
 
Link:
 
Comunicato stampa di Govind KhuranaNew Model Label
 
Gli Strip In Midi Side nascono nell’estate 2007 come progetto inedito di Luigi Buonaiuto (Giotto), Emanuele Sirica (Maks) e Marco DeFilppo (Amon). La band, già collaudata da anni di collaborazioni in varie cover band, si concentra sin dal principio su un’intensa fase scritturale tesa in direzione di una ricerca sonora capace di fondere un background rock con una componente elettronica (sintetizzatori e drum-machine), il risultato è una miscela sonora inconfondibile ed originale per la quale è stato coniato il nome di NeuroPop. Dal mese di dicembre 2007 iniziano una vivace attività live che li vedrà finalisti e vincitori di diversi contest per band emergenti; tra gli altri, il concorso Prove Di Rock 2008 permetterà alla band di registrare il primo Ep, Strip In Midi Side. Il loro primo album, Your Stripping Experience, esce nell’autunno 2010 riscuotendo notevoli consensi di pubblico e critica sia nazionale che internazionale. Intanto, dalla primavera 2009 entra a far parte della band Luca De Filippo (Akrid) al live set (synthesizer/programming/noises), che accompagnerà la band durante il tour di promozione del primo album, diventando poi parte integrante della band. Dall’estate 2011 gli Strip in Midi side tornano in studio per le registrazioni del secondo album: Non Ti Amo Più, Amore, in uscita in autunno 2012.
 
Precedente intervista su Kult Underground
 
Intervista
 
Davide
Ciao SIMS. Siamo dunque al secondo disco e c’è una prima importante novità: la lingua italiana ha sostituito quella inglese…
 
Giotto
Già, l’italiano, una grande lingua.
Il fatto è che con il primo album non ci eravamo posti minimamente il problema, “Your Stripping Experience” è stato scritto direttamente in inglese, forse per semplice retaggio culturale. Poi, quando ha iniziato a prender forma la struttura tematica del secondo disco, meno intimista del primo e più politico, la scelta di una lingua con la quale poter comunicare in maniera più diretta con i nostri connazionali ci è sembrata più giusta; l’Italia ha attraversato e sta attraversando un periodo storico difficile, e noi vogliamo partire esattamente da qui.
Poi, ripeto, l’italiano è una grande lingua, e noi, quando spegniamo i sintetizzatori, siamo insegnanti, formatori, ci occupiamo di istruzione e tutela del patrimonio culturale, insomma, lingua, letteratura e ricerca sono il nostro “vero” lavoro.
 
Davide
Com’è andata in questi due anni al vostro album d’esordio “Your Stripping Experience”? Da cosa e come siete ripartiti per il secondo nuovo capitolo di Strip In Midi Side?
 
Giotto
Del primo album non possiamo lamentarci, ottime recensioni in Italia e soprattutto all’estero; abbiamo anche venduto più del previsto, anche in questo caso più all’estero che in Italia, certo, parliamo di cifre irrisorie, ma sapere che copie di “Your Stripping Experience” sono sparse negli USA, Francia, Germania, Norvegia, Polonia, Lettonia… fa molto piacere; per un album di esordio siamo più che soddisfatti.
Ripeto, parliamo ci cifre irrisorie, ma con l’operazione “Your Stripping Experience” siamo riusciti a coprire quasi per intero la produzione di “Non ti amo più, amore”, dunque siamo ripartiti di lì, cercando di mettere un po’ più di noi stessi nel nuovo progetto: attualità, politica, economia e mass media sono infatti i nostri interessi principali.
 
Davide
Non ti amo più, amore”… Si dice che stiamo vivendo nell’era di Schumpeter, l’economista che più di mezzo secolo fa aveva preannunciato il caos del capitalismo attuale…ovvero della distruzione creatrice (creatrice però di cosa e/o di quale altro pensiero da quello di Schumpeter, vedremo) e del futuro dell’economia globale. Qual è la vostra posizione al riguardo? Cosa vuol dire esattamente il titolo che avete scelto per questo disco?
 
Giotto
Non è facile prendere una posizione, modelli di riferimento ideologici non ce ne sono, la politica, che sarebbe deputata a proporli, ha perso gran parte della propria autorità a riguardo, ha fatto propri paradigmi di pensiero tipici dell’economia, dunque individualisti, dunque non miranti all’interesse comune che dovrebbe essere la sola vera missione della “vera” politica. Pensiamo quindi che il nostro ruolo sia quello di “inventare” una nuova posizione, cosa non semplice considerato che gli organi di informazione di massa, ma anche la scuola e l’università (salvo rarissime eccezioni) fanno tutt’altro fuorché stimolare una certa creatività intellettuale. Il primo passo da fare quindi è quello di “divorziare” da quella parte di noi stessi tanto individualista e, ognuno a suo modo, ricominciare a “fare politica”. È stato bello illudersi di poter vivere oltre le proprie reali possibilità, indebitandoci oltremodo, tutti siamo stati sedotti da questo sogno capitalista, e dunque, iniziamo quantomeno a dire: “Non ti amo più, amore”.
 
Davide
Moody’s” è il titolo della quarta traccia del disco e anche il nome dell’agenzia di rating sotto inchiesta per l’accusa di aver manipolato il mercato con dati falsi sui titoli tossici. Uno dei molti squarci di questo brutto inizio secolo. Perché avete scelto soprattutto temi, diciamo così, di cupa attualità?
 
Giotto
Più che cupa la definirei illuminante: finalmente, dopo anni di totale inconsapevolezza, una buona fetta della popolazione mondiale inizia a comprendere chi o cosa gestisce le redini del loro destino. Iniziamo a comprendere che i governi  nazionali non sono altro che marionette al servizio dei potentati della finanza internazionale, quando non compiacenti e corrotti i nostri governi sono semplicemente impossibilitati ad agire.
Le agenzie di rating non sono che un ingranaggio di questo sistema di sfruttamento della ricchezza, ma gli scandali che recentemente le trovano colpevoli dimostrano quanto questa macchina sia diabolicamente perfetta, hanno una libertà incondizionata, non devono dare conto a nessuna regolamentazione, e questa cosa è insostenibile, poiché quando la speculazione finanziaria prende di mira l’economia di uno stato al fine di arricchirsi, le dirette conseguenza sono sempre le stesse: progressivo azzeramento del welfare, disoccupazione in costante crescita, povertà, in una spirale decrescente inesorabile ma lenta, in modo da rendere sopportabile la progressiva perdita di diritti e libertà. Qualcuno la definirebbe dittatura finanziaria, ma le vere dittature hanno almeno l’onestà di definirsi “autoritarie”, questo sistema invece è una dittatura che si definisce “democrazia”, e tutto questo è molto inquietante…
 
Davide
Cos’è il vilipendio subito dalla professione dell’artista?
 
Akrid
Innanzitutto dovremmo ammettere implicitamente che l’arte è considerata un “prodotto” come tutti gli altri, e questo a noi non piace; bisogna anche ammettere però che l’arte, e la cultura in generale, sono beni immateriali che, sebbene con canoni diversi, sono perfettamente valutabili in termini economici. Il problema è che siamo di fronte ad un fenomeno di sfruttamento della manodopera culturale: come accade negli ospedali e nelle scuole, si richiedono prestazioni professionali senza alcun equo compenso, con l’ingannevole speranza di chissà quale garanzia futura. Purtroppo questo stato di cose è foraggiato anche da alcuni addetti ai lavori i quali un giorno tuonano contro la precarietà e l’ingiustizia sociale, ed il giorno dopo non disdegnano di approvare leggi del Mercato per quanto riguarda l’industria musicale. Il Mercato, si sa, è darwinista e permette solo ai più forti di sopravvivere, non necessariamente ai più bravi. La cosa triste è che, mentre l’utilità di un operaio è immediatamente riconosciuta, lo stesso non vale per l’artista, la cui funzione è relegata alla sfera dello “svago” piuttosto che a quella dello “spirito”.
 
Davide
Un altro titolo: DinosauriUn uomo è intelligente quando manifesta una certa indipendenza dalla comuni aspettative (Paul Valéry). Cos’è l’indipendenza per voi e che significato conserva ancora la parola indie?
 
Akrid
L’indipendenza è innanzitutto la possibilità di “poter fare da soli”, che è un primo passo verso la libertà. Negli anni 80, con l’esplosione del Punk, e nella seconda metà degli anni 90, con l’avvento della tecnologia, tutti erano entusiasti della definitiva “democratizzazione” della musica, del “Do It Yourself”. A quanto pare oggi, al contrario, pubblico e stampa si lamentano della miriade di gruppi che ogni giorno spuntano fuori come funghi, e lamentano un calo di qualità. Credo che la verità sia un’altra: l’indipendenza permette di non aver più bisogno di tutte quelle figure intermedie che, come tanti funzionari statali, ruotano spesso come degli avvoltoi intorno alla musica o l’arte (le gallerie una volta pagavano gli artisti per farli esporre, ora elemosinano denaro a chiunque).  Questo pezzo è stato scritto in tempi non sospetti, quando la parola “indie” non era diventata ancora una parodia e non connotava alcuna categoria giovanile, è un po’ la nostra risposta amara a uno status quo di cui tutti si lamentano ma di cui tutti vorrebbero tanto far parte.
 
Davide
Un ultimo titolo: Quarto potere… Su cosa e come vorreste influire voi con questo disco e con le vostre canzoni?
 
Maks
È ovvio e ragionevole che non abbiamo la velleità di influire sui “massimi sistemi”. Vorremmo che la gente cominciasse ad avere un approccio più critico e deciso nei confronti delle élite politico-economiche, che finalmente considerasse con decisione la possibilità di una strada alternativa a quella atomizzata e materialista che ci ha condotti alla rovina: una strada che sia sostenibile, solidale, libera. Bisogna affrancarsi da questo opprimente stato di schiavitù e dare voce al proprio pensiero costruttivo: in “Quarto potere” facciamo riferimento allo scempio mediatico, all’informazione lottizzata usata come strumento di controllo sociale affinché gli uomini abbiano una percezione delle cose che corrisponda precisamente a quella imposta da chi detiene il potere. Basti pensare che dovunque continuano a riferirsi alla situazione attuale usando una parola “anonima”, che non individua colpevoli, e la parola “crisi come se fosse un fatto naturale come un temporale d’agosto, invece di chiamarla col suo nome, vale a dire “terrorismo economico”.
 
Davide
Quale modo suggerite di fare resistenza politica e culturale?
 
Giotto
Per citare un verso di “resistenza”, risponderei: “resistenza è conoscenza”. Prima di tutto bisogna studiare: decostruire il meccanismo complesso per individuarne le parti semplici con i relativi interessi; già questo sarebbe un gran passo avanti, se lo facessero tutti, ognuno a suo modo. Il problema è che, da un lato, siamo stati educati ad “agire con prudenza”, come se avessimo paura di perdere qualcosa, senza renderci conto delle innumerevoli usurpazioni alla nostra libertà che già abbiamo subito, e che continuiamo a subire; dall’altro, c’è un reale problema di “macchina del fango”, ovvero: “ogni tua disubbidienza è tacciata di violenza”, questo significa che l’attuale dittatura economica (che si spaccia per democrazia) ha inventato quella particolare etichetta di “terrorismo prêtàporter” con la quale definisce “violenza” non soltanto un reale atto violento, ma persino la semplice “coscienza critica”.
Se aggiungi che la dittatura di cui sopra gestisce anche l’intero sistema dell’informazione, ne consegue che l’intelligenza è diventata sospetta, e dunque, fare resistenza vuol dire: coltivare la propria intelligenza critica senza aver paura.
 
Davide
È un caso che l’acronimo di “Strip In Midi Side” è “Sims” (in italiano i Sim) come la famosissima serie di videogiochi di simulazione di vite umane? L’arte non è forse anche questo? O per dirla meglio con Theodore Adorno (Minima Moralia): l’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità?
 
Akrid
È un puro caso, ma ci piace l’interpretazione che ne hai dato. Però, almeno nel nostro caso, è il contrario: nell’arte possiamo essere quello che veramente siamo, senza le costrizioni dettate dalla diplomazia della vita sociale. Io penso che se dovessi vivere la mia vita da musicista come una routine, o cercando di soddisfare le esigenze altrui, tutto questo non avrebbe senso, per quello c’è già il mio lavoro giornaliero.
 
Davide
Dalla attribuzione per ciascuno di un diverso ministero britannico del precedente  album “Your Stripping Experience”, siete ora passati a giotto (decostruzione) / masks (depistaggio) / akrid (destabilizzazione) / amon (sabotaggio). Cosa significano i vostri “nom de guerre” e ciò che vi avete associato al posto della classica strumentazione?
 
Giotto
All’inizio è stato un gioco, i vari ministeri corrispondevano alle mansioni burocratiche che ognuno di noi svolgeva per la band; poi però ci abbiamo preso gusto, e con un disco come “Non ti amo più, amore” non potevamo che prendere spunto da una terminologia più rivoluzionaria: secondo Jacques Derrida la “decostruzione” mira a fare emergere i pregiudizi e le contraddizioni latenti della cultura dominante, ciò permette di “destabilizzare” il sistema il quale, dal canto suo, si difenderà con tutte le proprie forze, che sono ingenti e ben organizzate, per i rivoluzionari sarà dunque necessario lavorare d’astuzia, “depistando”, “sabotando”… (sorrisetto inquietante)
 
Davide
Due parole sulla copertina. Allude alla mignottocrazia, per quanto a me questo termine non piaccia, poiché è nuovamente un modo del maschio (specialmente italiano, sempre irrisolto tra gli opposti della mamma e della puttana) di determinare sorti a suo uso e piacimento e di svalutare la donna, di sminuirne o denigrarne eventuali meriti? O, insomma, cosa volevate rappresentare?
 
Giotto
Fermo restando che la mignottocrazia esiste, ed esiste “anche perché alcune donne sanno rispettarsi davvero poco (se non ci fosse merce sul mercato non ci sarebbero nemmeno compratori/sfruttatori, e viceversa), la cover non rappresenta questo concetto. L’immagine delle gambe con i tacchi a spillo rappresenta di più il culto stereotipato dell’apparenza esteriore, quella che i canali di informazione di massa propongono incessantemente manipolando intere generazioni: se ci sono centinaia di persone in fila in attesa di accaparrarsi l’ultima versione dell’I-phone, o l’ultima borsa di Gucci in saldo, e per contrario, ad un convegno su ambiente e sviluppo sostenibile siamo quattro gatti, significherà pure qualcosa. Dunque, la cover: il mondo è governato da un unico grande organismo che attraverso la manipolazione svilisce il senso critico dei popoli, rendendoli docili e contenti.
 
Davide
Il disco uscirà a breve. Cosa c’è in programma per promuoverlo?
 
Giotto
Chiaramente ci sarà la promozione sui media e stiamo organizzando un tour invernale, a breve presenteremo anche una docu-clip intitolata “Resistenza”, la prima di una lunga serie…
 
Davide
À suivre…
 
Giotto
Carino questo tuo “À suivre”, che dire, À suivre…

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Strip In Midi Side - Non ti amo più, amore

Strip In Midi Side

Non ti amo più, amore

2012 – New Model Label

Emergenti Alternative elettro-rock, new wave

18/09/2012  |  di Annalisa Pruiti Ciarello

 

Assieme all’autunno arrivano le novità e sono tanti i frutti di stagione che danno sapore alle prossime grigie giornate. Non ti amo più, amore, nuovo album degli Strip in Midi Side, giunti alla seconda esperienza sulle lunghe distanze e alla prima in lingua italiana, uscirà ufficialmente il 25 Settembre per New Model Label; arriva a distanza di due anni da Your Stripping Experience, l’album dal sapore anglosassone che è stato accolto positivamente dalla critica italiana e non.

“Settembre andiamo è tempo di migrare”, recitava così una celebre poesia di Pascoli, ed è forse l’ora di andare, chiudere per qualche mese la porta alla bella stagione, lasciandosi magari alle spalle le hit danzerecce da spiaggia ed aprirsi a nuove esperienze musicali, ma sappiate che se la voglia pogare non vi ha abbandonato, verrete improvvisamente scossi da un’irrefrenabile voglia di buttarvi nella mischia.

Non ti amo più, Amore
è una lettera d’addio, è l’epilogo di un percorso forse non troppo roseo, è la speranza di non confrontarsi più col passato; è un messaggio alla società stolta in cui viviamo, quella in cui il malessere è inevitabile. La band salernitana scrive: “… Ebbene, amore mio, quale che sia il tuo vero nome, benessere o consumismo, capitalismo o neoliberismo, in nome della mia giovinezza immolata e di quella di un’intera generazione violentata, ti presento la mia istanza di divorzio. Non ti amo più, amore.” L’ironia è un po’ come la fantasia: aiuta a vivere meglio e ad affrontare anche le situazioni peggiori con un ghigno scolpito sul volto.

Si apre con una violenta critica ai social network e allo stupro della propria identità consapevolmente violata; Ci metto la faccia è un pezzo assolutamente elettronico e convulsivo; stesse qualità per V.agra in tasca, il singolo che anticipa l’album. Questa volta gli Strip in Midi Side strizzano l’occhio alla new wave del secolo scorso e con un testo a metà strada tra scandalo, sesso e politica; non bisogna aggiungere altro, il resto lo si è già letto su qualsiasi giornale scandalistico.

Inquieta l’apertura di Voragini ed infonde malinconia anche il testo: è il ritratto di come ci vorrebbero, al contempo è lo spaccato di una società che purtroppo esiste, vuota e priva di interessi e l’assoluta incapacità di intendere e di volere.
Satira al vetriolo in Moody’s: qui l’ironia – come l’elettronica – è alle stelle; questa volta la band campana prende di mira le banche, il loro potere e le agenzie di rating, melodie sensuali e ansimi da orgasmo sparsi qua e là a condire il minestrone. Omaggio al maestro del cinema Orson Welles è Quarto potere; potremmo considerare questo brano come il manifesto dell’ideologia degli Strip in Midi Sound: continuando in questa direzione, non faremo altro che la fine di Kane il protagonista della pellicola in questione, costretto all’isolamento e all’autodistruzione.

L’hanno fatta grossa gli Strip in Midi Side, corrosivi all’ennesima potenza: come dei giudici sparano sentenze e sputano sulla massa monopolizzata. La società è malata, quale sarà mai la cura?

http://stordisco.blogspot.it/2012/09/strip-in-midi-side-non-ti-amo-piu-amore.html

http://stordisco.blogspot.it/2012/09/strip-in-midi-side-non-ti-amo-piu-amore.htmlCon gli  Strip In Midi Side, sembra di essere tornati giovani di almeno trent’anni, nel pieno centro degli anni Ottanta, in quel continuo movimento ondulatorio elettro clubbing, al centro vitale di quel flusso plastificato sempre pronto a sfamare l’eterno popolo della notte, ma non da sottovalutare e smaltire in quattro e quattr’otto come un mero prodotto da scioglimento muscolare, danzereccio quanto uno vuole, ma anche con contenuti lirici di pregio, parole e concetti che fanno carotaggio sulle mancanze della società comune, sulle ansie umane, di costume e sui giramenti di testicoli di chiunque abita al di sotto del potere, dei poteri e delle loro ombre nascoste.
Non ti amo più, amore” è tutto questo, corale, vivo e ribelle, un disco che conduce al suo ascolto “in just intonation”, ricco di significati fisici che tra slow-core amarognolo, vave sottovuoto, fraseggi pop e snodamenti dancefloor, respiri di Garbo e lontanissimi Hurts ammorbiditi – le tipiche contaminazioni che fanno canovaccio alla decade storica ispiratrice del quartetto -, tutte cose sonanti che fanno scaletta e salti di climax; undici tracce di qualità, senso di estetica malata e robotica e la materializzazione di sangue caldo nel mezzo di tanti impulsi freddi, sintetici, una lingua che canta senza paura di cose sacrosante ed un’impronta musicale che è materia incendiante ed incendiaria, come del resto pure una miscela di ricordi e dèjà vu che fa yo-yo dentro.
Un disco “contro” che fa muovere e pensare nello stesso istante in cui fa il suo giro vitale, un disco di psiche e sinthetismi elettronici che possono talvolta incrociare Ultravox e OMITD non per caso, rabbia e ancora rabbia che fa stunz-stunz in “Viagra in tasca”, inscena una battaglia mid-noise in “Resistenza”, arrivano sintomi alla RocketsDinosauri” e vola alto nelle cattedrali Gahaniane “Nulla da perdere” come nelle territorialità Leedsiane che disegnano “Quarto potere”;  Giotto (decostruzione), Maks (depistaggio), Akrid (destabilizzazione) e Amon (sabotaggio) – questa la formazione fisica ed onirica degli Strip In Midi Side –  elaborano percorsi e traiettorie con vocoder e un anima accalorata, scavano a fondo nelle magagne dell’odierno con un risolutivo colore grigio anthemico che intride – stupendamente – la cifra e la gamma alta di questo lavoro discografico fino all’ultima nota.
Se amate l’elettronica intelligente benvenuti.
 
Voto: ◆◆◆◆◇

Label: New Model  Label  

 

 

 

 

Strip In Midi Side – “V.agra in tasca” l’ep digitale in free-download dell’electro band, per la prima volta in italiano un’anticipazione dall’album “Non ti amo più, Amore” – da Settembre 2012 in tutti gli store digitali ed in cd da New Model Label

A due anni di distanza da “Your Stripping Experience”, tornano gli Strip In Midi Side, formazione electro / rock campana che sceglie per la prima volta la lingua italiana, con testi profondamente legati all’attualità: scandali sessuali, speculazione finanziaria e manipolazione mediatica. Il singolo “V.agra In Tasca” è ispirato alle vicende di cronaca tipiche del sexgate, mentre in “Moody’s” la band fa della satira pungente contro lo strapotere delle banche e delle agenzie di rating; “Ci metto la faccia” racconta invece dell’uso ossessivo ed ambiguo che troppo spesso si fa dei social network.

Tracklist: 1.V.agra in tasca / 2.Moody’s / 3.Ci metto la faccia

Direzione Strategica Strip In Midi Side:
giotto (decostruzione)
maks (depistaggio)
akrid (destabilizzazione)
amon (sabotaggio)

Link: http://www.stripinmidiside.com
Soundcloud: http://soundcloud.com/stripinmidiside

Strip in Midi Side – Your Stripping Experience
Autore: Fausto Turi
31/08/2011

Il quartetto campano del cui disco d’esordio qui parliamo, può vantare nel proprio repertorio un brano intitolato ‘The Dreams’ – terza traccia, per il quale è stato realizzato anche un videoclip – da cui è il caso di cominciare questa recensione, poiché si tratta di qualcosa di molto riuscito, di quasi irresistibile, che farebbe ballare anche un prete mormone con le gambe ingessate, e forse persino un fan dei Fugazi, e che non passa certo inosservato in quest’album in cui tutto funziona a meraviglia, pur peccando purtroppo di originalità.
Trattasi, come si intuisce dal nome della band, di synth-pop ed electro anni 80 (esemplare il brano d’apertura, tipicamente demodè, intitolato ‘Your Midi Side’), con qualche episodio dai colori più scuri, qualche ruggito di chitarre, in una maggioranza di brani entusiasmanti e in alcuni casi ballabili, scritti con la maestria di chi ama e conosce bene la materia dell’epoca.
Passaggi industriali tipo i più morbidi Nine Inch Nails rendono più attuale, vario e autorevole il disco, che ad ogni modo è fatto in prevalenza di suggestioni electro genere Pet Shop Boys (‘Everyday like This’), New Order e soprattutto Depeche Mode (‘Bring me Down’, ‘The Dreams’), di cui gli Strip in Midi Side a tratti sembrano quasi una ex cover band.
Suoni non certo attuali (‘Speak Up’), ma un ottimo cantante e la rara dote di saper scrivere ritornelli e bridge assolutamente accattivanti (non ultimo il brano minore intitolato ‘I Want’, così schizzoide nel saltare da fasi pop a momenti industrial), per questo giovane quartetto che diverte, e se riuscisse a trovare una via più personale potrebbe richiamare su di sé ancora più attenzione, sulla scia dei conterranei Atari, che una propria evoluzione hanno saputo ad un certo punto trovarla, uscendo all’occorrenza dal recinto anni 80.